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CENNI STORICI

 

Viaggio nella vita e nelle attività apostoliche della famiglia elisabettina

 

Elisabetta Vendramini e don Luigi Maran

sotto l'azione dello Spirito Santo

il 10 novembre 1828

diedero inizio in Padova

alla famiglia delle suore terziarie francescane elisabettine

 

Vita dell'Istituto dal 1828 al 1860

La casa di gratuita educazione: è la prima opera a cui Elisabetta Vendramini, aiutata da Felicita Rubotto e Maria Chiara Der, dà vita all'indomani della fondazione dell'Istituto. A pianterreno della storica soffitta essa raccoglie le fanciulle del quartiere Codalunga e insegna loro gli elementi rudimentali del leggere, dello scrivere e dei principi cristiani; rende "così fattiva di bene la carità che dentro le brucia".

Le adunanze domenicali per le donne del quartiere: ha inizio contemporaneamente alla casa di gratuita educazione, sempre nella casa di via Codalunga, con lo scopo di promuovere nella donna la pratica delle virtù cristiane e di istruirla nell'adempimento dei propri doveri verso Dio, verso il prossimo e verso se stessa.

Le suore elisabettine vengono ben presto chiamate alla casa di Industria (1834) e al Ricovero Beato Pellegrino in Padova (1838, dove vengono ospitate tutte le donne, comprese le inabili e le ammalate) perché prestino la loro opera di istruzione circa la conoscenza dei principi di vita morale e cristiana e l'addestramento delle donne e delle ragazze alle attività propriamente femminili.

L'autorità cittadina affida alle elisabettine la cura della prima infanzia nei primi asili che vengono aperti in Padova:

- nell'asilo infantile San Giuseppe in via Beato Pellegrino (1 gennaio 1846);

- nei due asili nella zona di Santa Caterina (3 agosto 1846);

- nell'asilo delle Grazie, poi asilo Rossi (2 febbraio 1852).

Senza attendere inviti e con grande senso di carità Elisabetta apre la Casa alle colerose durante l'epidemia che in tre riprese colpì la città di Padova (1835-36; 1849; 1855). Le suore offrono i propri letti, vegliano e curano le ammalate con amore fino alla guarigione completa. E si impegnano anche presso gli ospedali di Rovigo, Chioggia, Monselice ed Este.

Seguono altre opere dedicate all'assistenza e alla cura del malato.

 

Dopo dodici anni di presenza al Ricovero "Beato Pellegrino" di Padova, le suore elisabettine sono richieste al Ricovero per anziani "Ss Giovanni e Paolo" di Venezia (5 novembre 1850). È la prima opera accettata dalla Vendramini fuori della città di Padova.

 

All'istituto degli "Esposti" in Padova (4 novembre 1852) Elisabetta rientra, con le figlie, per contribuire al risanamento morale dell'istituzione.

L'ospedale civile di Padova (30 marzo 1853): al loro ingresso le suore prestano il loro servizio nelle sezioni femminili, in seguito accetteranno di essere presenti anche in quelle maschili.

Le suore, inoltre, sostenute dalla carità ardente della loro Madre accettano di recarsi, se chiamate, in famiglie private in qualità di infermiere.

L'istituto "Configliachi" per fanciulli ciechi, Padova (1854): le suore vengono impegnate principalmente nell'assistenza ai piccoli e successivamente anche nei servizi generali e di coordinamento del personale.

 

Vita dell'Istituto dal 1860 al 1874

Suor Antonia Canella (1804-1874) fu la seconda superiora generale. Suor Antonia aveva dimostrato doti e capacità di governo non comuni. Le numerose lettere indirizzatele da Elisabetta, improntate a sensibilità materna e a chiara penetrazione dell'anima, confermano quanto ella fosse vicina a questa suora con ammonizioni, esortazioni, incoraggiamenti.

Volendo trasmettere alla famiglia religiosa la ricchezza umana e spirituale della Fondatrice, Antonia ebbe cura di conservarne gli Scritti e fu attenta, nella creazione di nuovi spazi per le suore e per le attività, di mantenere intatti i "luoghi storici" della fondazione. Per la costruzione della nuova chiesa dedicata a S. Giuseppe accetta la demolizione di parte della "Regia soffitta", luogo di origine della famiglia religiosa, abitazione di Elisabetta e delle prime sorelle, tra cui Antonia stessa, negli anni della fondazione. Il progetto e la costruzione della chiesa sono totalmente finanziati dal Duca Silvestro Camerini.

Madre Canella governò l'Istituto (1860 - 1874) in tempi torbidi di innovazioni politiche: l'entrata delle truppe italiane nel Veneto e la conseguente annessione al Regno d'Italia, segnò una recrudescenza nelle difficoltà che già tormentavano gli Istituti religiosi. La legge 7.7.1866 decretava la soppressione di monasteri e conventi e la confisca dei loro beni per trasferirli nell'erario dello Stato. Leggi eversive tolsero ai legittimi proprietari possessi incontestati e condannarono allo scioglimento congregazioni benemerite trasformando case religiose in caserme e molti templi in depositi militari.

Allo scopo di evitare la soppressione Madre Canella dichiarò al Ministero delle Finanze che lo scopo specifico della istituzione "era ed è non solo quello di raccogliere povere giovanette abbandonate o trascurate dai loro genitori per istruirle ma ancora l'altro di prestarsi alla assistenza degli infermi tanto nell'Ospedale, come nelle Case di ricovero, e nei luoghi dove il bisogno lo richiedesse". Nonostante ciò, il 27 settembre 1868 Madre Canella riceveva formale invito di assistere alla presa di possesso, da parte dello Stato, della sostanza appartenente alla Casa religiosa delle Terziarie che veniva quindi soppressa.

La Superiora non si perdette d'animo: fece osservare che all'Istituto non era stato conferito Decreto Pontificio e che le Terziarie non emettevano voti solenni né perpetui e che quindi le suore potevano possedere, acquistare e disporre sia per atti tra i vivi sia per successione testamentaria, anche viventi in comunità: lei stessa infatti era proprietaria privata dell'abitazione e di alcuni beni immobili. Aggiunse che esse "sono pur libere di uscire dalla casa dove abitano, di darsi ad altre occupazioni, ed anche di prendere marito, come accadde di fatto".

Il ricorso non servì: il Consiglio del Fondo per il Culto ordinò la presa di possesso dei beni, compresi quelli di privata proprietà di Madre Canella.

La petizione fu allora presentata al Regio Tribunale. Con acutezza di mente e incredibile tenacia, Madre Canella scongiurò il pericolo salvando tutti i beni della Congregazione.

Il difficile periodo storico del governo di Madre Canella non si conciliava con l'espansione e l'alta mortalità delle suore pareggiava con le professioni. Ella dedicò le sue doti a consolidare l'Istituto, a trasfondere nelle suore lo spirito della Fondatrice, a coltivare con particolare premura il Noviziato.

Si andavano consolidando nel frattempo le presenze all'Ospedale civile di Padova e ai Ricoveri di Padova e Venezia.

L'Asilo Santa Maria Iconia (1873-1965) nel rione padovano del Portello fu l'unica opera a cui diede vita Antonia Canella dietro pressante invito dello stesso Vescovo di Padova.

Il quartiere del Portello aveva allora molte somiglianze con il rione Codalunga: molta povertà, grande squallore, vizio. Poco dopo l'avvio esso ebbe una sede più adatta in via S. Massimo e fu intitolato a Giambattista Giustiniani, benefattore dell'opera.

 

Vita dell'Istituto dal 1874 al 1900

Nel 1874 a Madre Antonia Canella successe suor Placida De Rocco (1824-1909). Donna molto apprezzata dalle suore per la sua mente elevata e larghezza di cuore per la seria pietà, per la provata esperienza e la saggia prudenza.

Sotto il suo governo si rese urgente l'aggiornamento delle Costituzioni. Assieme alla Regola francescana, approvata da Leone X in sostituzione di quella di Nicolò IV, furono elaborate delle Costituzioni con l'aiuto diretto di padre Bernardino da Portogruaro ofm e il 16 luglio 1891 vennero approvate ad experimentum dal vescovo di Padova monsignor Giuseppe Callegari.

Madre Placida De Rocco non trascurava occasione per tener vivo nelle figlie il ricordo della Fondatrice. Incoraggiò suor Mansueta Rigato a stilare un primo profilo biografico (1893) di Elisabetta Vendramini da leggersi nelle comunità. Nel 1899 Madre Placida affidò a monsignor Luigi Tinti il compito di redigere la prima biografia stampata nel 1903.

Al suo nome è legato la pia pratica della Veglia Giuseppina, introdotta nelle consuetudini dell'Istituto con la approvazione del Vescovo di Padova e la benedizione del Papa Leone XIII.

Di lei è rimasto anche Dono Materno, il primo libretto di Pratiche di pietà e pie costumanze dell'Istituto.

Oltre al Ricreatorio infantile e Scuola di lavoro a Taggì di Sotto (1879-1927) e al Patronato femminile "San Michele" (1881-1919) in località Specola a Padova, Madre Placida aprì Asili e Scuole elementari dopo aver preparato allo scopo un discreto numero di suore: Asilo infantile a Colà - Verona (1895-1902)

- Asilo e Scuola di lavoro a Garda - Verona (1898)

- Scuola elementare a Mure di Molvena - Vicenza (1898-1908)

- Asilo infantile a Gallio - Vicenza (1900-1903)

- Asilo "Principessa Elena" a Padova (1899-1978)

- Asilo infantile a S. Pietro Valdastico - Vicenza (1900-1918)

- Asilo infantile e Scuola elementare a Bardolino - Verona (1888-1983)

- Asilo infantile e Scuola elementare a Castiglione dei Pepoli - Bologna (1900-1908)

- Scuola elementare a Baragazza - Bologna (1900-1908).

Ogni presenza in questi Asili infantili e Scuole elementari gestiti dalle parrocchie in cui risiedono è caratterizzata anche dalla collaborazione nell'apostolato parrocchiale.

Numerose anche le comunità elisabettine aperte per assistere e curare:

- Ospedale e Casa di Salute a Noventa Vicentina (1879-1990)

- Ospedale e Casa di Ricovero (1883-1982) a Oderzo - Treviso

- Ospedale Civile a Pordenone (1885)

- Ospedale Civile a Latisana - Udine (1888-1988)

- Ospedale Civile a Capodistria (1890-1944)

- Ospedale Civile e Casa di Ricovero (1893-1992) ad Asolo - Treviso

- Ospedale di Isolamento per malattie infettive ed epidemiche (1893-1963) a Padova.

- Casa di Salute prof. Bassini a Padova (1891-1916)

- Casa di Cura De Giovanni a Padova (1894-1917)

- Ricovero di mendicità S. Lorenzo a Venezia (1890-1988)

- Casa di Ricovero Umberto I a Pordenone (1894-2000)

Nel 1886 vengono inviate sei suore in assistenza ai colerosi ricoverati nell'Ospedale provvisorio di S. Cosmo alla Giudecca (VE) e presso il Lazzaretto di Oderzo (TV).

In questo periodo furono aperte le comunità nel Seminario di Adria-Rovigo (1888-1995) e nel Convitto ecclesiastico e Seminario vescovile di Capodistria (1888-1946) e dal 1900 le suore furono presenti alle Cucine economiche a Padova e presso varie "refezioni scolastiche e popolari" (1900-1926).

 

Vita dell'Istituto dal 1900 al 1902

Madre Augusta Calvi (1832-1910) dal carattere magnanimo e forte, che molto aveva appreso dalla saggia direzione della Fondatrice con cui era vissuta sette anni, nonostante l'età avanzata e la salute cagionevole, diresse l'Istituto con polso fermo e con molta rettitudine.

Nel marzo 1902, a quindici mesi dalla sua elezione a Superiora generale, rassegnò le dimissioni dalla carica, per motivi di salute.

La sua opera, tutt'altro che irrilevante rispetto al limitatissimo periodo del suo governo, restò viva nelle suore per la testimonianza della ricchezza ricevuta dalla Fondatrice e la dichiarazione sulle sue virtù.

Nel breve periodo del suo governo Madre Augusta aprì tre nuove Case:

Dormitorio per le operaie addette al Cotonificio Amman di Pordenone. L'opera fu inaugurata nel febbraio del 1901. Le religiose oltre l'assistenza a trecento donne, in maggioranza giovani e lontane dalla famiglia, si dedicarono nei giorni festivi ad istruire nei doveri civili e cristiani le numerose fanciulle della città.

Collegio vescovile di Thiene - Vicenza (autunno 1901): il vescovo di Padova monsignor Callegari affidò alle Terziarie la cucina e la dispensa del Collegio vescovile che, trasferito più tardi in altra sede della stessa città, divenne sede del Seminario minore per circa quattrocento alunni.

Casa di Ricovero a Ponte di Brenta - Padova (1901) opera sorta con i fondi della donazione "Breda", a pochi chilometri da Padova, fuori Porta Venezia.

 

Vita dell'Istituto dal 1902 al 1908

Di carattere intraprendente, Madre Adelina Pagnacco (1859-1934) fin dalla sua elezione si adoperò per l'approvazione pontificia delle Costituzioni e per la pubblicazione (1903) della biografia di Elisabetta Vendramini, già commissionata a Mons. Luigi Tinti. Oltre che gli Scritti, ebbe cura di conservare con venerazione anche gli oggetti che appartennero alla Fondatrice.

Madre Adelina inoltrò la pratica per ottenere l'aggregazione giuridica dell'Istituto all'Ordine dei Frati Minori. Il Decreto di aggregazione, datato 19 febbraio 1904, è firmato dal ministro generale ofm Dionisio Schuler.

Con serietà e concretezza Madre Pagnacco si preoccupò di dare alle suore una solida formazione che le rendesse atte a svolgere in maniera adeguata i servizi in cui erano chiamate a vivere la loro consacrazione.

Scuola di lavoro a Pordenone: già sorta per iniziativa di alcune signore, viene affidata alle suore il 13 agosto 1902. Esse sono ritirate nel 1903, ritenendo le condizioni del servizio non in sintonia con lo spirito dell'Istituto.

Scuola comunale di Bibano (TV). Le suore entrano come insegnanti nell'ottobre 1902

Ospizi Marini a VE-Lido (gestiti dagli enti locali). Dapprima (1903) colonia per fanciulle durante la stagione estiva, lo diventa più tardi (1919) per tutto l'anno. Dopo la prima guerra mondiale l'Ospizio fu ampliato ma non fu sufficientemente garantita la qualità del servizio. Le suore ebbero difficoltà a veder soddisfatte alcune loro proposte essenziali al buon ordine, alla disciplina e alla moralità dell'opera. Si ritirarono spontaneamente nel 1924.

Scuola comunale di Rasora (BO): le suore iniziano l'insegnamento nell'ottobre 1905 e lo continuano per un triennio. Nel 1908 vengono ritirate, assieme alle suore delle comunità di Baragazza e di Castiglione dei Pepoli.

Scuola comunale e Asilo di Dolcè, Verona, in Val d'Adige (1907-1922); Dormitorio-Convitto al Cotonificio Veneziano di Torre a Pordenone

Ospedale Poliambulanza a Padova (1903-1917), sei anni dopo l'apertura veniva unito alla Casa di Cura De Giovanni, cessando di avere vita autonoma; fu riaperto col nome di Policlinico "Morgagni" (1920-1970).

Ospedale Civile ad Aviano (PN) (1906-1983).

Manicomio ad Oderzo annesso all'Ospedale Civile dove le suore erano presenti dal 1883. Iniziata l'attività nel luglio del 1906, durante la ritirata sul Piave le suore si trasferirono con le malate a Palmanova (UD) condividendo con loro i disagi e il pericolo.

Manicomio a Brusegana (PD) (1907-1972).

Casa di Cura (oculistica) del prof. Ovio a Padova (1907-1918).

Servizio di emergenza

Ospedale Cecconi: si trattò di due Ospedaletti - Feishitr e Poderbò (Austria) - per l'assistenza agli operai che lavoravano al perforamento della galleria tra i due paesi (1902). Furono chiusi nel 1905 appena ultimati i lavori.

Ospedale Redlich e Berger a Tolmino (Gorizia) (1903-1906): fu allestito durante i lavori ferroviari disastrosissimi lungo la linea montana interrotta da frequenti gallerie.

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